Tendenza al Verificazionismo

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witnessIncontro una persona per strada. Magari ha i capelli lunghi, mal vestita, barba incolta. Potrei pensare che quel soggetto sia un poco di buono o una persona inetta a cui non bisognerebbe rivolgersi. Vai a scoprire, invece, che è un Professore universitario di fisica che non bada molto alla forma. Nonostante questo, riserveremo sempre dei dubbi su quella persona. Il pregiudizio.

Questo esempio per evidenziare che l’uomo continuamente struttura e ristruttura la propria realtà (Kelly, 1950), facendosi un’idea ben precisa su una cosa o una persona. E cercherà in tutti i modi, per “risparmiare” a livello cognitivo, di mantenere quella idea e non cambiarla nemmeno davanti ad una contraddizione.

La tendenza al verificazionismo impone di sposare una teoria, innamorarsi di essa e non discostarsi da essa, anzi cercare in tutti i modi di dimostrarla anziché falsificarla. Questo è un grosso rischio che corre chi opera all’interno dei processi penali, dall’avvocato al giudice al consulente. La propria tesi andrebbe falsificata piuttosto che cercare di verificarla. Il contrario avviene spesso nei casi di presunti abusi sessuali a danno di minori. Considerata l’accusa gravissima, “non può non essere vera”. Per cui si cercheranno, nella raccolta della testimonianza del minore, quegli elementi che confermeranno le ipotesi di reato, mentre si tralasceranno le alternative per una versione dei fatti differente.

Niente di più facile “aggrapparsi” ad una ipotesi e non mollarla. Eppure questo procedimento porta spesso all’errore giudiziario.

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