Prestazione psicologica su minore è possibile con il consenso di un solo genitore?

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Ho da poco letto questo articolo sul sito dell’Ordine degli Psicologi del Lazio in cui, praticamente, vengono informati i propri iscritti rispetto al tema del consenso informato in caso di prestazioni psicologiche nei confronti delle persone minorenni.

Secondo l’orientamento dell’Ordine Lazio, è possibile erogare una prestazione psicologica (sanitaria) nei confronti di una persona minorenne senza il consenso informato di entrambi i genitori (precisamente di chi esercita la responsabilità genitoriale).
Sarebbe sufficiente prevedere un solo e unico colloquio con il minore:

Secondo l’orientamento di questo Ordine, coerentemente con quanto stabilito a riguardo dalla Corte di Cassazione, il consenso di un solo genitore è sufficiente per un primo (e unico) colloquio di osservazione-valutazione, finalizzato esclusivamente a verificare se ed eventualmente quali interventi psicologici possano essere necessari a tutela del minore.
Se successivamente al primo colloquio di osservazione-valutazione non sia possibile acquisire il consenso degli esercenti la responsabilità genitoriale o la tutela e sussistano le condizioni di necessità, urgenza e di assoluta riservatezza dell’intervento, il professionista potrà agire in deroga al principio generale a condizione di informare preventivamente l’Autorità tutoria dell’instaurarsi della relazione professionale.

Si può fare?

Direi proprio di no.

Partiamo da una piccola, ma doverosa premessa. L’attuale art. 31 del Codice Deontologico degli Psicologi va urgentemente modificato. Questa una mia proposta di modifica.

Qualsiasi prestazione psicologica (sanitaria) nei confronti di persone minorenni è vincolata all’acquisizione del consenso informato da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale, solitamente entrambi i genitori.
Non è possibile prevedere neanche un solo colloquio psicologico con una persona minore d’età senza il consenso informato da parte di entrambi.
Mentre secondo l’Ordine Lazio è possibile incontrare la persona minorenne per un solo colloquio di “osservazione-valutazione”.
Le attività di osservazione e valutazione corrispondono ad un trattamento sanitario. E ogni trattamento sanitario necessita il consenso informato.
Lo stabilisce il principio dell’art. 3 della Legge n. 219/17 sul consenso informato e una sentenza della Cassazione.

Quali sono i rischi per l’utenza e per lo Psicologo se viene acquisito il consenso informato da parte di un solo genitore?

Secondo l’Ordine Lazio lo Psicologo, effettuato un primo colloquio con la persona minorenne e se “sussistono le condizioni di necessità, urgenza e di assoluta riservatezza dell’intervento“, può intraprendere un lavoro psicologico con il piccolo paziente informando il Giudice Tutelare.
Tuttavia, il Giudice Tutelare non è soggetto passivo che riceve le informazioni e basta. E’ un Giudice chiamato a pronunciarsi sulle istanze pervenute.
Istanza significa “richiesta” non “informazione”.

Se il Giudice Tutelare, ricevuta l’informazione dell’inizio attività psicologica nei confronti di una persona minorenne, dovesse stabilire illegittimo l’intervento?
Quali le conseguenze giudiziarie per lo Psicologo e quali quelle psicologiche per il piccolo paziente?
Oltre alla richiesta di risarcimento danni nei confronti dello Psicologo da parte, magari, dell’altro genitore ignaro di tutto, potrebbe ipotizzarsi anche il reato di violenza privata (art. 610 c.p.).

Andiamo oltre e facciamo due esempi pratici, fidandoci dell’interpretazione Ordine Lazio.

Due genitori separati.
Il padre porta il figlio dallo Psicologo il martedì all’insaputa della madre. Lo Psicologo, dopo il primo colloquio con il bambino, stabilisce necessario e urgente un lavoro psicologico. Informa il Giudice Tutelare e avvia l’attività.

La madre porta il figlio da un altro Psicologo il venerdì all’insaputa del padre. Lo Psicologo, dopo il primo colloquio con il bambino, stabilisce necessario e urgente un lavoro psicologico. Informa il Giudice Tutelare e avvia l’attività.

Due prestazioni psicologiche sul bambino, due informazioni al Giudice Tutelare.

Altra situazione, simile a quella precedente.

Due genitori separati.
Il padre porta il figlio dallo Psicologo il martedì all’insaputa della madre. Lo Psicologo, dopo il primo colloquio con il bambino, stabilisce necessario e urgente un lavoro psicologico. Informa il Giudice Tutelare e avvia l’attività.

La madre porta il figlio da un altro Psicologo il venerdì all’insaputa del padre. Lo Psicologo, dopo il primo colloquio con il bambino, stabilisce NON necessario un lavoro psicologico. Rilascia un certificato alla madre.

Che caos. Zero tutela per il bambino e per gli Psicologi coinvolti (con smisurata contentenza delle compagnie assicurative).

Morale della favola.
Nessuna prestazione psicologica (sanitaria) può essere erogata a persone minorenni senza il consenso informato da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale.
Ancora più chiaro: qualsiasi trattamento sanitario nei confronti di persone minorenni necessità di consenso informato da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Le procedure secondo cui lo Psicologo può erogare una prestazione psicologica (sanitaria) sulle persone minorenni senza il consenso informato di uno o entrambi i genitori (di chi esercita la responsabilità genitoriale) mettono a rischio l’utenza e gli Psicologi.

Definizione di consenso informato, modalità di acquisizione, dubbi, chiarimenti sono contenuti nel manuale “100 domande e risposte sul Codice Deontologico degli Psicologi” a cura dell’Ordine Psicologi Friuli Venezia Giulia.

Qui, invece, il mio commento alla proposta di modifica dell’art. 31 da parte del CNOP e qui quella a cura del collega Catello Parmentola e dell’Avv. Elena Leardini.

5 COMMENTS

  1. Dott. Pingitore buongiorno,
    chiarissimo come sempre, un’unico dubbio: il consenso informato da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale, nei confronti di persone minorenni, è necessario SOLO per quanto riguarda le prestazioni psicologiche o anche per altri tipi di prestazioni sanitarie?
    Grazie

    • Gentile Rodolfo,
      il consenso informato è necessario solo per le prestazioni sanitarie (mediche e psicologiche).
      Ad esclusione della formazione e orientamento, ritengo che tutte le prestazioni psicologiche nei confronti di persone minorenni rientrino nell’ambito sanitario.
      Esempi di esclusione: orientamento scolastico, formazione scolastica sul bullismo, formazione scolastica sui rischi del web ecc.
      Altra esclusione: le CTU e le Perizie in ambito giudiziario. Per valutare la persona minorenne, il Consulente del Giudice o della Procura non ha necessità di acquisire il consenso informato. Siamo in ambito giudiziario e non sanitario.

      Il consenso informato è necessario quando lo Psicologo interviene sulla Salute del giovane destinatario dell’intervento.

      Qui maggiori dettagli:
      https://www.psicologiagiuridica.eu/100-domande-e-risposte-sul-codice-deontologico-psicologi/2018/09/14/

      Cordiali saluti.

      Marco Pingitore

  2. Grazie della risposta.
    Quindi, se ho ben capito, in generale è necessario per qualsiasi tipo di prestazione sanitaria, incluse quelle psicologiche, ovvero è necessaria, ad esempio, anche per per una visita oculistica od ortopedica?

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