Posso usare la definizione “psicoterapeuta in formazione”?

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Spesso sui siti internet o sui bigliettini da visita di alcuni psicologi si legge la definizione “psicoterapeuta in formazione”. E’ consentito utilizzarla?

Riterrei di no. 

La definizione è ambigua e lascia intendere, al comune cittadino, che lo psicologo è già psicoterapeuta.

Potrebbe essere intesa come un generico “lo psicoterapeuta si sta formando” in un altro ambito o sta perfezionando le competenze da psicoterapeuta. Di fatto, appare implicito l’usurpazione di un titolo ancora da acquisire. Infatti, si può utilizzare il titolo “psicoterapeuta” solo successivamente all’annotazione, da parte del Consiglio dell’Ordine di appartenenza, nell’Albo. Infatti, risulterebbe illegittimo anche l’utilizzo di “psicoterapeuta” successivamente il conseguimento del diploma di specializzazione, ma in attesa dell’annotazione nell’Albo.

Nella scelta della forma ritenuta più idonea per pubblicizzarsi e presentarsi, lo psicologo è tenuto a rispettare “criteri di trasparenza e veridicità del messaggio”. Di seguito i due articoli del Codice Deontologico riguardanti questo argomento:

Articolo 39 Lo psicologo presenta in modo corretto ed accurato la propria formazione, esperienza e competenza. Riconosce quale suo dovere quello di aiutare il pubblico e gli utenti a sviluppare in modo libero e consapevole giudizi, opinioni e scelte.

Articolo 40 Indipendentemente dai limiti posti dalla vigente legislazione in materia di pubblicità, lo psicologo non assume pubblicamente comportamenti scorretti finalizzati al procacciamento della clientela. In ogni caso, può essere svolta pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dai competenti Consigli dell’Ordine. Il messaggio deve essere formulato nel rispetto del decoro professionale, conformemente ai criteri di serietà scientifica ed alla tutela dell’immagine della professione. La mancanza di trasparenza e veridicità del messaggio pubblicizzato costituisce violazione deontologica.

Per quanto riguarda le ipotesi di reato, si rimanda agli artt. 348 c.p. (esercizio abusivo della professione) e 498 c.p. (usurpazione di titoli o di onori).

2 COMMENTS

  1. Ciao Marco, in realtà non è l’annotazione come psicoterapeuta presso il proprio albo che definisce la possibilità di utilizzare il titolo se correttamente conseguito.
    Ci sono colleghi/e che avendo conseguito il diploma di psicoterapia e la conseguente abilitazione all’esercizio della stessa lavorano come psicoterapeuti/e, si definiscono tali e fatturano regolarmente prestazioni di psicoterapia.
    E l’Ordine si accorge che lo sono solo in seguito a segnalazioni deontologiche per sospetta usurpazione di titolo.

    Semmai è utile che il/la collega psicoterapeuta comunichi regolarmente all’Ordine e all’Enpap, se iscritto/a, i suoi dati. Compresa specializzazione, indirizzi e contatti.

    • Cara Paola,
      la legge è chiara e va rispettata.
      Secondo questo ragionamento anche il laureato in psicologia abilitato (cioè che ha superato esame di stato), ma ancora non iscritto all’Ordine potrebbe definirsi psicologo. Direi di no.
      Giusto un paio di chiarimenti: dopo il diploma di psicoterapia non è necessaria alcuna abilitazione così come non è necessaria alcuna comunicazione all’enpap.

      Un caro saluto.

      Marco

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