Percezione della Messa alla Prova

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L’aspetto di rilievo della Messa alla Prova è la percezione da parte di molti minori di un periodo di “sospensione” obbligatoria per il minorenne, ma non nel significato ideale proprio del D.P.R. 448/88, ma semmai considerata come un periodo di transizione, da scontare forzatamente, me nemmeno con grande sforzo, piuttosto che essere reclusi in IPM.

Tutto sommato un “lusso” che il minore, probabilmente, tende a comprendere nei termini pratici (“noi minori siamo agevolati rispetto agli adulti”), ma il cui significato reale (il tentativo di recupero) potrebbe essere travisato.

La sensazione, anche durante i colloqui con i minori, è che la MAP possa rappresentare per alcuni una sorta di “parcheggio”, una sosta obbligata al termine della quale si potrebbe tornare alla “vita di sempre”. Formalmente i minori riferiscono frasi e circostanze di rinsavimento, ma informalmente alcuni ragazzi appaiono ristrutturare il significato della MAP in termini di “devo sopportare 6 mesi, poi sono libero”, “il mio avvocato mi ha detto di farmi ‘sti mesi e poi finisce tutto”.

Soprattutto se il minore è collocato temporaneamente in un gruppo appartamento, in cui, dipende sicuramente dai casi, non sempre vigono delle regole chiare, precise e rispettate, facendo ri-vivere al minore situazioni ambigue e paradossali simili ai contesti vissuti precedenti al reato.

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