Non sono tutti casi di alienazione parentale

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Articolo a cura di Marco Pingitore e Giovanni Battista Camerini

Stiamo notando negli ultimi mesi un considerevole aumento (non abbiamo dati statistici, ci basiamo sull’esperienza) di contenziosi civili di separazione e affidamento in cui uno o, addirittura, entrambi i genitori denunciano di essere vittime di “alienazione parentale”. In realtà, la vittima è solo il figlio.

Ormai in quasi tutti gli atti difensivi possiamo rinvenire riferimenti all’alienazione parentale. Sembra che la maggior parte dei genitori, mediante i loro avvocati, utilizzi questo costrutto giuridico per ottenere ragione in Tribunale e per spaventare la controparte: facciamo levare il figlio al tuo/alla tua cliente.

In verità, possiamo tranquillamente affermare che la maggior parte dei casi che riscontriamo, sia in qualità di CTU sia di CTP, non c’entrano proprio nulla con l’alienazione parentale.
In qualità di Consulenti Tecnici di Parte, addirittura, a volte siamo costretti a cercare di convincere il potenziale cliente, nei primi contatti pre-incarico, che il suo caso non è alienazione parentale.
Quando ci riusciamo, qualche genitore sembra rimanere interdetto, basito e preoccupato: e adesso come mi muovo senza la mia difesa di AP?

Sì, perché tanti genitori utilizzano l’alienazione parentale per nascondere le proprie incapacità genitoriali: è sempre colpa dell’altro genitore che mi ha messo contro il figlio. Il genitore che si considera alienato, a questo punto, non può far altro che delegare totalmente il Tribunale per risolvere la questione: mi pongo in una posizione di attesa, sono la vittima, portatemi a casa mio figlio.
Quando, invece, sosteniamo che non si tratta di alienazione, allora tutto cambia, il panico assale cliente e avvocato: che si fa? Se anche Camerini e Pingitore ritengono che non c’è AP, come facciamo a sostenere questa strategia difensiva adottata finora?
Senza l’ipotesi di AP è dura, ci si sente sguarniti e nudi innanzi ad una CTU che andrà a valutare tutti i comportamenti di entrambi i genitori, magari mettendo in rilievo eventuali condotte che hanno provocato la distanza relazionale tra figlio e genitore.

Non tutti i casi sono di AP, molti potremmo annoverarli in rapporti conflittuali tra figlio e genitore in cui il primo rimane deluso per la rottura del quadro famigliare addebitando tutte le responsabilità ad uno dei due genitori. Possiamo rinvenire una significativa alleanza tra il figlio ed un genitore, ma da qui ad affermare un’ipotesi di alienazione parentale la strada è lunga.
Non basta ipotizzare che un figlio rifiuta un genitore per colpa dell’altro. Troppo semplice come costrutto, non è questa l’alienazione parentale che è un processo psicologico molto complesso in cui anche il genitore rifiutato deve assumersi le sue responsabilità.
Questi casi sono simmetrici e fanno il paio con quelli in cui una condizione di alienazione parentale esiste ma non viene riconosciuta ed il rifiuto del figlio viene invece giustificato da maltrattamenti dei quali non c’è alcuna prova in ambito penale.
In sintesi, di alienazione parentale ne parlano tutti, ma non è per tutti. Tante volte viene invocata quando non c’è, tante volte viene negata quando c’è.
Sarebbe doveroso partire da una premessa comune quando si parla di AP: qual è la definizione a cui facciamo riferimento?
In tutte le CTU, in questo genere di casi, dovrebbe essere previsto un paragrafo “metodologia peritale” in cui il Consulente del Giudice spiega le definizioni di “capacità genitoriale” e di “alienazione parentale”.

Ne parliamo nel dettaglio nel libro “Nodi e snodi nell’alienazione parentale” (2019):

3 COMMENTS

  1. Buongiorno Gentile Dr Pingitore, in base alla mia esperienza ed a quella di molte mamme,la realtà del costrutto della PAS non è usato dal genitore ma proprio dalle CTU a cui molti CTP fanno da spalla perTimore Reverenziale e per la differente esperienza e compiti.La mia CTP rispetto al percorso della Ctu, non faceva altro che ripetermi :”questi cavalli abbiamo e con questi dobbiamo correre e che i CTP NON hanno il potere di controllare la CTU.
    La violenza subita dalle madri e dai figli (in assenza di denunce) vengono declassate e fatte rientrare nella conflittualità in modo da poterle giudicare come madri alienanti, legittimando così la violenza di genere,toglierle la potestà genitoriale ed i propri figli.
    La violenza istituzionale subita dalle madri in caso di denunce, è anche peggio. La invito a leggere il caso della signora Massaro,riportato dalle associazioni contro la violenza di genere e dai giornali in questi giorni.
    Dovete solo ammettere la verità.
    Nei processi giudiziali le CTU,che vogliono fare anche i Mediatori che come ben sa è un ruolo incompatibile con l’incarico di CT, sono fatte SOLO CONTRO LE MADRI.NON viene affatto applicata la metodologia da Lei accennata ma solo sfiorata per rafforzare il costrutto che la CTU vuole dimostrare per fare condannare le madri in presenza del rifiuto filiare di vedere il padre.

    La invito a leggere il RAPPORTO OMBRA.
    Spero che mi dia una risposta.

    Grazie per l’attenzione.
    Cordiali saluti.

    • Gentile Antonina,
      la ringrazio per il suo commento.
      Sono d’accordo con lei che il costrutto di PAS (intesa come sindrome) vada contestato perché ormai fuorviante.
      Negli anni il concetto giuridico di alienazione parentale è stato ampiamente rivisto, non concentrando più l’attenzione solo sul genitore “alienante”, ma tenendo in considerazione anche i comportamenti del genitore “alienato” che ha contribuito al processo di AP.
      Il concetto giuridico di Alienazione Parentale non ritengo sia un costrutto per difendere i padri abusanti/maltrattanti. Anzi, ci sono tantissimi casi in cui il genitore rifiutato è proprio la madre.
      Poi certo, ci sono avvocati e genitori che possono utilizzare l’AP in modo strumentale, così come ci sono tanti altri genitori/avvocati che utilizzano le false denunce di abuso/maltrattamento, anche padri.

      Mi colpisce quel suo “dovete solo ammettere la verità”, come se ci fosse un “noi contro di voi”, una cospirazione, una lobby segreta, un complotto a danno di qualcuno.

      Mi permetta di invitarla, se non lo ha ancora fatto, a consultare il mio ultimo libro “Nodi e snodi nell’alienazione parentale” in cui, credo per la prima volta in Italia, concentriamo l’attenzione soprattutto sul genitore rifiutato e spieghiamo che se c’è violenza accertata, non si può sostenere l’alienazione parentale.

      Rispetto a casi mediatici che lei ha citato, bisogna leggere le carte del Tribunale e non basarsi su commenti/pareri di opinionisti dell’ultima ora.

      Ultimo aspetto: molte idee vicine al suo ragionamento sostengono che i Giudici si fanno influenzare da queste pseudoteorie tipo l’AP. Quindi, un Giudice sarebbe influenzabile, mentre un bambino piccolo no, direbbe sempre la verità e sarebbe immune da eventuali suggestioni/condizionamenti di uno dei due genitori.
      Qualcosa non torna.

      Cordiali saluti.
      Marco Pingitore

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