L’alienazione parentale non esiste

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#1 – L’alienazione parentale non esiste

Cosa non dovrebbe esistere nello specifico, la possibilità che un bambino possa essere condizionato psicologicamente da uno dei due genitori? Sarebbe un errore metodologico ridurre l’AP al solo condizionamento psicologico che se si verifica è a causa del contributo diretto/indiretto di entrambi i genitori.

#2 – L’alienazione parentale non esiste perché non è inclusa nel DSM-5

L’alienazione parentale è, prima di tutto, un concetto giuridico: corrisponde alla violazione del diritto del figlio di mantenere un «rapporto equilibrato e continuativo» con uno dei due genitori (art. 337-ter co. 1 codice civile). L’AP non è necessario che venga annoverata nel DSM o nell’ICD poiché è una definizione relativa alla violazione del diritto giuridico di un figlio (non del genitore). Alla stregua della capacità di rendere testimonianza (art. 196 c.p.p.), della capacità di intendere e volere (art. 88 c.p.), dell’incapacità naturale (art. 428 c.c.): sono tutti concetti giuridici che, naturalmente, non trovano riscontro nel DSM o nell’ICD.

#3 – L’alienazione parentale non esiste perché non è una sindrome

Niente di più vero. Fino a qualche tempo fa veniva definita PAS, intesa come sindrome, ma nel corso degli anni la teoria ha subito profondi cambiamenti: ora si parla di AP – Alienazione Parentale. Con la PAS di allora, l’attenzione veniva concentrata soprattutto sul genitore dominante-alienante e sui “sintomi” del figlio. Con il tempo, la valutazione psicoforense si è concentrata sulle dinamiche dell’intero sistema padre-madre-figlio. Personalmente, nella teoria e nella pratica che sto portando avanti sull’AP concentro maggior attenzione al ruolo del genitore rifiutato: come mai il figlio rifiuta proprio lui?

#4 – L’alienazione parentale non deve esistere perché è un costrutto utilizzato per coprire abusi sessuali e maltrattamenti

Può capitare che l’AP venga strumentalizzata da avvocati/genitori per coprire inadeguatezze genitoriali, anche gravi, tra cui abusi sessuali e maltrattamenti. Ma ciò non vuol dire che «non esiste». Rimane in capo al CTU competente e al Giudice differenziare i casi per non incorrere in falsi positivi/negativi. L’AP viene a volte strumentalizzata allo stesso modo di come vengono strumentalizzate le (false) accuse di abusi sessuali e maltrattamenti. E’ pacifico ritenere che nei contenziosi civili di separazione e affidamento possiamo aspettarci di tutto da parte di uno o entrambi i genitori. Nelle separazioni giudiziali il figlio diviene quasi sempre uno strumento per ottenere la “vittoria”: bisogna valutare solo in che modo viene strumentalizzato.

#5 – L’alienazione parentale non esiste perché dietro il rifiuto del bambino c’è sempre un padre abusante e/o maltrattante

Prima di tutto è necessario affermare che il genitore rifiutato può essere sia il padre sia la madre. E’ chiaro che se ci troviamo innanzi ad un abuso sessuale/maltrattamento accertato non si può parlare di alienazione parentale. Ma che si intende per “accertato”? Sicuramente una querela/denuncia non significa che l’abuso/il maltrattamento c’è stato. Invece, taluni personaggi vogliono far credere che basta una querela/denuncia per dimostrare che un genitore è un abusante/maltrattante. Mi dispiace, ma il sistema giudiziario non funziona così altrimenti chiunque, per avere ragione, querela/denuncia chiunque. E’ necessaria, sicuramente, un’attenta e scrupolosa valutazione caso per caso, ma ciò non significa che «l’alienazione parentale non esiste».

#6 L’alienazione parentale non deve esistere perché prevede l’allontanamento del figlio dal genitore protettivo

Intendiamoci, non è l’alienazione parentale che allontana il figlio da uno dei due genitori. Sono le condotte valutate/giudicate irresponsabili del genitore dominante che allontanano il figlio. Non è il figlio che viene allontanato, ma è il genitore inadeguato che con i suoi comportamenti devianti costringe il Tribunale a prevedere l’allontanamento del figlio. La responsabilità non è dell’alienazione parentale, ma delle condotte pregiudizievoli del genitore dominante.

#7 – L’alienazione parentale non deve esistere perché condiziona Giudici e CTU

Secondo taluni personaggi, un bambino non può essere condizionato psicologicamente dal genitore perché godrebbe di un non meglio specificato diritto di rifiutare uno dei due genitori. In pratica, i bambini dicono sempre la verità per cui è impossibile che venga condizionato psicologicamente: se rifiuta un genitore c’è un motivo ben preciso. Invece, magistrati e CTU si lascerebbero condizionare dalla pseudoteoria dell’«alienazione parentale che non esiste». Ricapitolando: un bambino dice sempre la verità, mentre un magistrato si lascia condizionare da false teorie, come se non valutasse gli atti e non facesse adeguati accertamenti. Un magistrato ameba e passivo che viene preso in giro da CTU che propongono false teorie. Appare, invece, pacifico ipotizzare che la Giustizia funziona solo se dà ragione al genitore dominante, altrimenti la Giustizia è corrotta e i magistrati si lasciano influenzare da consulenti in malafede.

#8 – L’alienazione parentale non esiste perché il bambino dice sempre la verità

Il bambino certamente dice sempre la verità, ma la sua verità che va valutata caso per caso insieme ad altre variabili, come le dinamiche relazionali con entrambi i genitori. La sua verità è frequentemente influenzata da quella di uno dei due genitori, dipende dall’età e da altri fattori. Un bambino è normalmente influenzato da uno o entrambi i genitori, specialmente nei casi di separazione. E’ necessario valutare se questa “influenza” è utilizzata e finalizzata a privare il bambino di un genitore.

#9 – L’alienazione parentale non esiste perché è una teoria costruita da associazioni segrete e lobby contro donne e bambini

Secondo taluni personaggi, giudici, psicologi, medici, assistenti sociali, professori universitari et similia deciderebbero intenzionalmente di realizzare/portare avanti una teoria inesistente per danneggiare donne e bambini e favorire i padri. In realtà, chi si impegna in ambito psicoforense ha come obiettivo finale la tutela della persona minorenne. A volte lo fa commettendo degli errori, altre volte lo fa strumentalmente per ottenere altro, ma questo avviene in ogni ambito.

#10 – L’alienazione parentale non esiste perché non si sa che cos’è

Nel mio ultimo libro “Nodi e snodi nell’alienazione parentale” proponiamo una definizione dell’alienazione parentale che mette al centro la persona minorenne. Eccola:

L’alienazione parentale è possibile rilevarla solo nei contenziosi legali di separazione, divorzio e affidamento. Essa rappresenta l’impossibilità di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo tra genitore e figlio principalmente a causa dei comportamenti devianti dell’altro genitore incube. Tali comportamenti tendono a svalorizzare le capacità di comprensione e decisione del figlio fino a provocare un vero e proprio rifiuto di quest’ultimo nei confronti del genitore succube il quale rivestirà un ruolo sempre più passivo e marginale. Il processo psicologico dell’alienazione parentale determina nel figlio vittima, in relazione alla sua età e alla sua capacità di discernimento, una coartazione della sua volontà. L’alienazione parentale rappresenta la negazione del diritto del figlio alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione.

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