La personalità o i comportamenti del genitore dominante?

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Child hands protecting family drawn on chalkboard. Family in hands.

Sempre più CTU – Consulenze Tecniche di Ufficio – indagano la personalità dei genitori nei casi di separazione e affidamento.
Tratto spesso questo tema nel sito.

Nei casi di Alienazione Parentale, cioè quando un genitore riesce ad impedire l’accesso del figlio all’altro genitore, si tende ad effettuare una ricerca scrupolosa all’interno della psiche del genitore dominante (c.d. “alienante”) per trovare quei tratti della personalità che possano giustificare e motivare i comportamenti messi in atto. E via con numerosi colloqui e la somministrazione di una massiccia batteria di test psicologici.
Prima di tutto, occorre precisare che il fenomeno dell’alienazione parentale non attribuisce esclusive responsabilità solo al genitore dominante, ma anche al genitore rifiutato che attraverso azioni dirette/indirette contribuisce ad aggravare e/o a mantenere il rifiuto.

A prescindere da questa doverosa precisazione, il nocciolo della questione è il seguente:

perché il genitore dominante deve subire una vera e propria intrusione nei meandri della sua salute mentale da parte del Consulente del Giudice?
Non mancano CTU in cui il Consulente discute con i CCTTPP – talvolta anche con le parti – sulla personalità disturbata del genitore dominante, responsabile dei suoi comportamenti che impediscono all’altro genitore di accedere al figlio.
Il CTU: è un disturbato. Il CTP del genitore: no, è solo spaventato.
Disturbato o spaventato, ciò che contano sono i comportamenti messi in atto: arrecano pregiudizio ai diritti del figlio oppure no? E in che modo? E l’altro genitore che ruolo ha nel sistema familiare disfunzionale?
E’ su questi aspetti che la CTU dovrebbe concentrarsi, anziché soffermarsi e indagare sulla salute del genitore dominante. Quella, se vuole, la cura quando e come meglio crede in altre sedi.

Questo genere di CTU, vetuste e poco efficaci, si basano su un’impostazione adultocentrica: si curano i genitori per tutelare il figlio che da un punto di vista meramente clinico potrebbe avere un senso, ma siamo in un contesto forense in cui si “curano” i diritti delle persone, non le loro personalità. Mentre il CTU si preoccupa dei genitori, nessuno si occupa del figlio.

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