La Cassazione ancora una volta perde il punto di vista del figlio

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E’ da poco stata depositata un’ordinanza della Cassazione, la n. 31902/18, in cui si afferma tale principio:

3.3 Peraltro va ricordato che il principio di bigenitorialità si traduce nel diritto di ciascun genitore ad essere presente in maniera significativa nella vita del figlio nel reciproco interesse, ma ciò non comporta l’applicazione di una proporzione matematica in termini di parità di tempi di frequentazione del minore in quanto l’esercizio del diritto deve essere armonizzato in concreto con le complessive esigenze di vita del figlio e dell’altro genitore, giacché “in tema di affidamento dei figli minori, il giudizio prognostico che il giudice, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, deve operare circa le capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, va formulato tenendo conto, in base ad elementi concreti, del modo in cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore (Cass. Civ. Sez. VI-1 n 18817 del 23 settembre 2015)“.

Quest’ordinanza è in linea con un’altra recente sentenza della Cassazione.

Ancora una volta, per la Suprema Corte al centro ci sono i genitori e solo sullo sfondo il figlio, il cui punto di vista non viene minimamente preso in considerazione.

Cerchiamo di trasformare questo stralcio dell’ordinanza effettuando un cambio di prospettiva: dai genitori al figlio. Vediamo come viene:

3.3 Peraltro va ricordato che il principio di bigenitorialità si traduce nel diritto del figlio ad essere presente in maniera significativa nella vita dei genitori separati, ma ciò non comporta l’applicazione di una proporzione matematica in termini di parità di tempi di frequentazione del minore in quanto l’esercizio del diritto deve essere armonizzato in concreto con le complessive esigenze della sua vita, giacché in tema di affidamento dei figli minori, il giudizio prognostico che il giudice, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, deve operare circa le capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, va formulato tenendo conto, in base ad elementi concreti, del modo in cui il figlio è stato cresciuto ed educato, la capacità del figlio (in base alla sua età e alla sua capacità di discernimento) di relazione affettiva con entrambi i genitori, comprensione, autodeterminazione, disponibilità ad un assiduo rapporto con entrambi i genitori, nonché dello stato di salute psicofisica del figlio, delle sue consuetudini di vita e del suo ambiente sociale e familiare.

Il figlio al centro, i genitori sullo sfondo.

1 COMMENT

  1. sarebbe ora che si finisca con questo assurdo principio che i figli debbano stare presso un genitore collocatario la maggior parte del loro tempo e ridurre l’altro genitore ad un semplice visitatore, perchè tale diventa quel genitore che può trascorrere solamente una piccola parte del tempo col proprio figlio. Come si fa ancor oggi a non capire che i figli hanno comunque bisogno di entrambi i genitori in egual misura? o forse si preferisce far credere di non capire? Ormai gli interessi dietro le conflittualità tra genitori in separazione sono molto radicati e fanno comodo a troppi. Vorrei tanto che gli organi collegiali dei psicologi finalmente intervengano per il reale bene dei minori e che diffondano la naturale esigenza dei bambini… basta chiedersi, perchè in una famiglia entrambi i genitori devono essere presenti?

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