Quando Gli Incontri Protetti Non Servono

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Da un recente decreto di un Tribunale italiano:

P.Q.M.
– conferma l’affido del minore P. G., nato a … il …2006 ai Servizi Sociali, da individuarsi nei Servizi
Sociali del Comune di …;
– conferma la collocazione del minore presso il padre a … corso …;
– stabilisce che la madre possa incontrare il figlio minore solo mediante visite protette, organizzate dagli operatori dei servizi sociali, in particolare mediante l’intervento di un educatore che possa svolgere le funzioni di mediatore e di facilitatore della relazione madre/figlio;
– raccomanda al sig P. M. l’avvio di un percorso psicologico individuale presso il Servizio di Salute Mentale ed alla signora G. S. la ripresa di regolari incontri con il Servizio di Salute Mentale;
– si comunichi al S.S del Comune di … ed a quelli di … (alla c.a della dott.ssa …).
I Servizi Sociali affidatari dovranno segnalare eventuali criticità del nucleo familiare alla competente Procura della Repubblica presso il TdM…

Leggendo l’intero decreto, si evince che ci troviamo di fronte ad un caso di Alienazione Parentale.
Considerata l’età del minore, rimane invariato il suo “collocamento”, cioè a casa del padre (genitore dominante), ma l’affidamento va ai Servizi Sociali.
In questo genere di casi, gli incontri protetti servono a poco, anzi risultano, potenzialmente, maggiormente dannosi per il minore che quando incontra la madre gli viene trasmesso il messaggio di doversi per forza relazionarsi con lei, successivamente fa rientro a casa e continua a subire il condizionamento psicologico dell’altro genitore.
Un doppio messaggio schizofrenico molto pericoloso per la salute psicofisica del minore.
Meglio non prevederli proprio gli incontri protetti e cercare di prescrivere una frequentazione madre-figlio, così come ha fatto recentemente il Tribunale di Cosenza. Sicuramente a 12/13 anni è difficile recuperare la relazione con il genitore rifiutato, per questo motivo ogni tipo di imposizione potrebbe essere ulteriormente nociva.
L’ideale è allontanare il minore dal genitore dominante, sempre se le condizioni lo consentissero (età e grado di rifiuto).

Altra considerazione sugli incontri protetti che, a differenza di quanto afferma il Tribunale, non hanno l’obiettivo né di “mediare” né di “facilitare”. Ogni intervento professionale su una persona minorenne è di tipo sanitario per cui i professionisti adatti a gestire questi casi sono solo Psicologi e Medici.
Il recupero della relazione genitore-figlio nei casi di Alienazione Parentale non va intesa come “mediazione”, altrimenti si corre il rischio di perdere la vera natura e gli obiettivi di questi interventi che dovrebbero far capo ad un più ampio trattamento di tipo sanitario.

In sintesi:
– gli incontri protetti così come li conosciamo servono a poco, soprattutto se il figlio continua ad essere “collocato” presso il genitore dominante;
– l’espressione “incontri protetti” dovrebbe iniziare a lasciare spazio ad un più ampio trattamento di tipo sanitario nei casi di Alienazione Parentale in cui solo Psicologi e Medici risultano i professionisti idonei ad intervenire;
– il trattamento sanitario nei casi di Alienazione Parentale dovrebbe avvenire al di fuori del processo con il consenso informato di chi vi prende parte, anche della persona minore. Ma questo è un altro argomento che verrà trattato a breve.

Per quanto riguarda la raccomandazione del sostegno psicologico ai genitori, ne parlo qui.

2 COMMENTS

  1. Si danno per scontato molte cose:
    – il genitore (padre) non è detto che sia dominante e quindi influisca negativamente nella relazione tra madre e figlio
    -l’unico problema in questo caso, sembra essere di tipo relazionale…non vedo il medico come possa migliorare la relazione madre-figlio
    – non è detto che gli incontri protetti abbiano come unico destinatario d’intervento il minore, posso anche avere come utente il genitore, e gli asstenti sociali sono professionisti qualificati all’individuazione dei comportamenti disfunzionali nella relazione genitoriale

    Ultima considerazione: la visione secondo la quale tutti i problemi dell’individuo nascono dall’individuo e sono risolvibile lavorando solo con quest’ultimo, per me è del tutto sbagliata. L’incontro protetto potrebbe essere un buon inizio per l’attuazione del metodo ecosistemico

    • Salve e grazie per il commento.

      – dal decreto risulta che il genitore “collocatario” (padre) è una figura dominante che ostacola il rapporto madre-figlio;
      – il destinatario finale è sempre il minore, non il genitore;
      – gli assistenti sociali non sono figure professionali di tipo sanitario per cui non hanno competenze nella “individuazione di comportamenti disfunzionali nella relazione genitoriale”. Siamo in ambito clinico, prerogativa di psicologi e medici, questi ultimi possono essere anche neuropsichiatri infantili, magari psicoterapeuti, esperti in dinamiche relazionali.

      Gli Incontri Protetti, così come li conosciamo, non sono funzionali. Serve, come scritto nell’articolo, un trattamento sanitario più ampio.

      Cordiali saluti.
      Marco Pingitore

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