Alienazione Parentale, cos’è la terapia della minaccia?

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Se non incontri il genitore che rifiuti, ci saranno serie conseguenze
Non va bene che non vuoi incontrare tuo padre/tua madre
Non andiamo d’accordo così
Devi incontrarlo/a
Se non incontri il genitore che rifiuti, il Giudice punirà l’altro genitore
Se non incontri il genitore che rifiuti, saremo costretti a trasferirti in casa famiglia

Al peggio non c’è mai fine:

Le cose che hai detto su tuo padre/tua madre non sono vere, devi convincerti che sei stato plagiato
Il tuo rifiuto è immotivato per questo devi voler bene a tuo padre/tua madre
Devi imparare a relazionarti con lui/lei
Devi volergli bene
Lui/lei ti vuole bene, non ti stai comportando bene
Quello che dici di lui/lei non è vero, fidati, noi sappiamo qual è la verità

Immaginiamo, solo per un attimo, un bambino di 7, 8, 9 anni che subisce tutto questo durante i famigerati “incontri protetti”.
E’ questa, in pratica e in sintesi, la c.d. “terapia della minaccia” nei confronti dei bambini nei casi di alienazione parentale: bisogna costringerli a voler bene e ad accettare il genitore rifiutato, ricorrendo anche alle minacce.

Quando non c’è un modello, quando è assente una chiara metodologia, quando non si ha piena contezza del fenomeno dell’alienazione parentale, ma, soprattutto, quando si ritiene erroneamente che un soggetto (adulto o minorenne) possa cambiare idea con la costrizione, questi possono essere i risultati.

Rispetto, autodeterminazione, dignità, volontà vengono spazzati via durante gli “incontri protetti” in cui emerge un’impostazione adultocentrica, tralasciando i bisogni del figlio. Su quest’ultimo, infatti, ricade la responsabilità del cambiamento: è lui che deve modificare il distorto convincimento che ha del genitore rifiutato e del genitore preferito.
Si ritiene, ancora nel 2019, che facendo incontrare il bambino una volta a settimana per un’ora il genitore rifiutato, utilizzando anche la “terapia della minaccia”, le relazioni disfunzionali possano risolversi. Per magia, non per metodologia.

Il bambino non è in alcun modo responsabile del rifiuto indotto e del condizionamento psicologico subito.
Nelle dinamiche disfunzionali dell’alienazione parentale è necessario indagare il ruolo e le condotte del genitore dominante (più evidenti) e, sopratutto, il ruolo e le condotte del genitore rifiutato (meno evidenti).
Il figlio è solo una vittima.

E’ necessario iniziare a discutere di interventi psicologici ad hoc nei casi di alienazione parentale, garantendo al bambino i principi enunciati nell’art. 3 della legge 219/17 (consenso informato). Non è più possibile sostenere e promuovere presunte metodologie (incontri protetti) privi di qualsivoglia senso.

Nel nuovo libro, in uscita a marzo 2019, affrontiamo anche questi argomenti:

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