Alienazione Parentale, Come Difendersi?

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Hands of parents fighting over their son each pulling him their way.

Domanda posta a Marco Pingitore dal sito AlienazioneGenitoriale.info

Riceviamo diverse domande, ma la più frequente è la seguente: come può un genitore alienato difendere i figli e se stesso da questo abuso?

Premessa fondamentale è ritenere l’Alienazione Parentale come un processo che coinvolge tutti i membri della famiglia divisa. Eviterei di concentrare l’attenzione solo su un membro, ma sull’intera triade padre-madre-figlio.
Purtroppo ancora sfugge il reale significato del fenomeno AP, considerandolo come una “malattia” del genitore alienante o, addirittura, del bambino.
In realtà l’Alienazione Parentale non implica un disturbo psicopatologico in sé, ma rappresenta semmai un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi psichici anche gravi.
Il genitore alienato appare troppo concentrato, anche indirettamente, sulla relazione con l’ex partner, addebitandogli colpe e comportamenti scorretti. Tuttavia proprio questo impegno dedicato al genitore alienante è il miglior modo per continuare a rimanere incastrati nel ruolo del genitore alienato.
Occorre una nuova tentata soluzione, l’unica in grado di produrre un cambiamento reale: concentrarsi sulla relazione con il figlio. E’ qui che s’insidia il processo di alienazione. Tanto più debole è il legame tra genitore alienato e figlio, tanto più è efficace il condizionamento da parte dell’altro genitore.

Diversi genitori (padri e madri) mi chiedono una prima consulenza su come comportarsi in questo genere di casi, nello specifico come arginare l’ex partner alienante.
Ma la domanda dovrebbe essere: come miglioro la relazione con mio figlio?
Concentrarsi sull’ex partner alienante è contribuire, implicitamente, al processo di Alienazione Parentale.
Spostare il focus dell’attenzione sul figlio, rafforzando le proprie capacità genitoriali, appare l’unica via percorribile, perché il genitore alienante vuole attirare le attenzioni su di sé e tutti sembrano colludere con questa sua richiesta-strategia. Tutti incluso il genitore alienato, che, ribadisco, non dovrebbe fare il “gioco” dell’alienante.
Troppo spesso riscontro un atteggiamento quasi di resa/rassegnazione del genitore alienato, stanco e distrutto dagli attacchi dell’ex partner. Egli non dove combattere la guerra (persa) contro l’altro genitore, ma interiormente contro se stesso al fine di sviluppare risorse utili per potenziare le proprie competenze genitoriali.
Tengo a ribadire che nei casi di separazioni molto conflittuali il bambino, soprattutto se in tenera età, si “schiera” con il genitore percepito come più forte, colui in grado di proteggerlo e sostenerlo, nonostante tutto.
Il genitore alienato deve uscire dall’angolo, tenendo in considerazione che il figlio è tra gli spettatori, non sul ring insieme al genitore alienante.

Queste considerazioni nei casi di Alienazione Parentale in cui il problema relazionale familiare appare ancora risolvibile. Nei casi più gravi servirebbero interventi psico-sociali ben strutturati, ma questa è una risposta ad un’altra domanda.

Marco Pingitore
Psicologo-Psicoterapeuta, Criminologo

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