Dibattito

6 giugno 2012 ore 15
Cosenza
 

Seminario

 
28 settembre 2012
Tribunale di Cosenza
 

Seminario

 
27 ottobre 2012
Lamezia Terme (CZ)
 
 

Come periti capita frequentemente di imbattersi, nelle situazioni di presunti maltrattamenti e abusi, in una “doppia valutazione” del minore: la valutazione della “condizione psicologica” e la valutazione dell’”attendibilità”. Il rischio in questi casi è di basare entrambe le valutazioni sull’accertamento dei presunti maltrattamenti e abusi quando invece, come stabilito dalla Carta di Noto (2002), “il perito non deve basare la valutazione dei minori sull’accertamento dei fatti per cui si procede, che spetta unicamente all’Autorità Giudiziaria”.

Nella valutazione della condizione psicologica dei minori è fondamentale rifarsi a modelli teorici e valutativi codificati in relazione alla condizione psicologica dei minori, alla qualità delle cure genitoriali e alla situazione psicosociale (Linee Guida in Tema di Abuso sui Minori”, 2007), tali da poter prendere in considerazione:

  • l’anamnesi fisica e psicologica dei minori, con particolare attenzione alla presenza di eventuali patologie fisiche e/o psicologiche nelle diverse fasi di sviluppo, la condizione fisica e psicologica attuale dei minori, sia dal punto di vista cognitivo che dal punto di vista emotivo, la qualità della relazione con i genitori ed i pattern di attaccamento;
  • l’assetto di personalità e i reciproci pattern di attaccamento dei genitori, le attribuzioni causali, le convinzioni e le percezioni presenti nei genitori riguardo la propria storia familiare e la situazione attuale (Cfr. Darlington Family Assessment System, Wilkinson, 1993);
  • la struttura organizzativa familiare, le risorse famigliari, con particolare attenzione a quelle relative alle capacità protettiva ed alla funzione riflessiva (Fonagy e Target, 2002), le eventuali dinamiche relazionali patologiche, la responsabilità dei genitori nelle dinamiche relazionali non funzionali al minore e la disponibilità da parte dei genitori di modificare tali dinamiche;
  • le condizioni di vita del minore nel contesto scolastico e sociale, la presenza di indicatori di rischio psicosociali e le informazioni di tutti i Servizi del Territorio (Scuola, Servizi di Salute Mentale per l’età Evolutiva ed Adulta, Servizi Sociali), che possono fornire indicazioni importanti riguardo il minore e il nucleo famigliare.

Allo stesso modo nella valutazione dell’attendibilità dei minori è fondamentale (Linee Guida in Tema di Abuso sui Minori”, 2007):

  • esplicitare i modelli teorici di riferimento ed utilizzare metodologie riconosciute come affidabili dalla comunità scientifica internazionale, come la Statement Validity Analysis originata dagli studi di Undeutsch (1967) e sistematizzata da Steller e Kohenken (1989) e Steller e Boychuk (1989) al fine di ridurre la ripetizione degli accertamenti, che costituisce un grave rischio per la salute psicologica dei minori e del nucleo familiare;
  • fondare la valutazione dell’attendibilità dei minori su considerazioni psicologico-cliniche riguardanti l’accuratezza e la credibilità clinica del minore, ossia sulle capacità psichiche di base legate alla capacità di rendere la testimonianza (competenze di percezione, memoria, coerenza-continuità del pensiero, presenza di eventuali patologie ecc.) e sulle eventuali influenze motivazionali e suggestive che possono aver agito nel minore e nel racconto oggettivato;
  • effettuare gli incontri in luoghi e secondo modalità tali da garantire un’adeguata spontaneità e serenità nella comunicazione del minore, costruendo con quest’ultimo un rapporto di fiducia e di sostegno e privilegiando un contesto di ascolto volto a rispettarne e tutelarne primariamente l’equilibrio affettivo ed i bisogni evolutivi;
  • evitare che il minore sia sottoposto ad un numero eccessivo di incontri, al fine di minimizzare lo stress che la ripetizione dei colloqui può determinare e massimizzare, al contempo, le informazioni da ricavare, in quanto la qualità e l’accuratezza delle dichiarazioni tende a diminuire parallelamente alla quantità ed alla eterogeneità delle occasioni in cui esse sono raccolte (Ceci e Bruck, 1995);
  • utilizzare procedure di intervista mirate a massimizzare il ricordo e minimizzare le contaminazioni, evitando le domande guidate e suggestive e combinando le attuali conoscenze sullo sviluppo dei soggetti in età evolutiva con le tecniche di memoria che possono facilitare il ricordo di particolari episodi (Ceci e Hembrooke, 1998);
  • somministrare test neuropsicologici rivolti ad una valutazione della memoria autobiografica (memoria episodica e memoria semantica);
  • porre una particolare cautela quando si indagano episodi avvenuti quando il minore si trovava in uno stadio di sviluppo anteriore, al fine di tener conto dei fenomeni inferenziali che possono essere intervenuti nella ricostruzione dei fatti da parte del minore;
  • esplicitare tutte le eventuali ipotesi alternative che potrebbero spiegare gli esiti clinici comportamentali e le dichiarazioni testimoniali.

Come periti esplicitare e seguire i criteri metodologici descritti è fondamentale non solo per avere una valutazione completa e metodologicamente corretta del minore, riducendo al minimo il rischio di contaminazioni e suggestioni nei racconti dei presunti maltrattamenti e abusi, ma anche per poter avere un confronto costruttivo con gli altri professionisti coinvolti, come i giudici, gli assistenti sociali, gli avvocati, ecc..

Fabiola Trojani - Psicologo-Psicoterapeuta, Psicologo Giuridico

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