Dibattito

6 giugno 2012 ore 15
Cosenza
 

Seminario

 
28 settembre 2012
Tribunale di Cosenza
 

Seminario

 
27 ottobre 2012
Lamezia Terme (CZ)
 
 

Intervista Mario Spezi, giornalista e scrittore. 

1. Grazie prima di tutto per aver accettato quest' intervista. Dopo più di 40 anni, il caso del "Mostro di Firenze" è ancora avvolto nel mistero. Da molti ritenuto il caso di serial killer più intricato a livello internazionale. Secondo lei si giungerà mai ad una conclusione definitiva?

Lo escluderei, a meno di un caso del tutto fortuito. Gli ultimi inquirenti hanno dimostrato a più riprese di volere restare aggrappati alla tesi ufficiale (quella dei compagni di merende, per intenderci), del tutto assurda anche se vista dal punto di vista dell’ accusa. Nello stesso tempo hanno ignorato elementi importanti e provati che avrebbero potuto aprire nuove piste.

2. Esiste tanta confusione ancora sulle figure di Pacciani, Vanni e Lotti. Possiamo affermare con certezza che fossero coinvolti realmente nel caso o erano solo tre poveri disgraziati tirati dentro per coprire qualcun altro? 

Erano del tutto estranei. Per quanto riguarda Pacciani, va ricordato che egli morì da innocente: assolto, su richiesta dello stesso Pg,nel processo di Appello. Vanni e Lotti sono stati condannati in via definitiva, ma senza alcuna prova, come scrissero gli stessi giudici nella motivazione della sentenza (“E’ vero che non esistono prove, ma poiché Lotti accusa se stesso, va creduto”). La conclusione che presenta la giustizia fiorentina è, più che paradossale, impossibile. Provo a spiegarla: un uomo, Lotti, accusa se stesso e Vanni e Pacciani di avere commesso gli ultimi tre duplici delitti del Mostro. Dice di non sapere niente degli altri. Verrebbe da credergli, perché se non ha avuto difficoltà a confessare tre duplici omicidi, non si vede perché dovrebbe negare gli altri quattro. E, qui, si entra nell’ impossibile: i primi quattro delitti sono stati commessi con le stesse armi (pistola, cartucce e coltello) degli ultimi tre; le modalità degli assassini sono esattamente le stesse (colpire prima il ragazzo; estrarre il cadavere della ragazza e spostarlo di una decina di metri; aprire le borsette delle ragazze; compiere i tagli negli stessi modi e con la stessa forza). Come è, allora, possibile che gli assassini siano diversi? La mano che ha colpito è una sola e non può essere altrimenti. Quindi, i compagni di merende avrebbero dovuto commettere tutti gli omicidi. Oppure, ed è l’ unica soluzione possibile, non ne hanno commesso nessuno,

3. Quali e quanti misteri, secondo lei, ci sono dietro la morte di Francesco Narducci?

Nessuno. Francesco Narducci cadde in acqua in seguito a un malore. Esiste la precisa testimonianza di un pescatore che da poca distanza, vide la scena. Nonostante interrogatori pressanti, l’ uomo non ha mai cambiato versione. Solo lo scorso anno, grazie a un avvocato, è emersa questa testimonianza che il pm Giuliano Mignini teneva ben nascosta. Nell’ aprile scorso tutta la teoria del pm Mignini sull’ omicidio i Narducci è stata archiviata dal Gip. L’ idea che Narducci fosse collegato al Mostro non ha alcun riscontro, se non nella maldicenza di certa gente di Perugia. Non esiste alcuna prova e neanche un indizio in tal senso.

4. Lei è anche stato accusato di depistaggio e si è fatto qualche giorno di carcere per poi essere scagionato completamente dalla Cassazione. Rappresentava a qual tempo un cronista "scomodo"?

Io fui arrestato, e per quanto incredibile, è scritto nella motivazione del provvedimento, “perché tentato di depistare con articoli e trasmissioni televisive”! Come se una cosa del genere fosse possibile. Non solo, ma questo equivale a dire che avrei commesso un reato esponendo le mie idee. Ma, a parte l’ assurdità, quelle parole dimostrano che quello che scrivevo dava fastidio: l’ arresto avvenne alla vigila della pubblicazione del libro scritto con Douglas Preston (nel frattempo rispedito in America) “Dolci colline di sangue”, in cui sono documentate tutte le critiche all’ inchiesta ufficiale. Ero da anni intercettato, posta elettronica compresa, per cui gli inquirenti conoscevano perfettamente il libro. Con il mio arresto e il provvedimento adottato nei confronti di Preston si è cercato di screditare la reputazione degli autori e di minacciare l’ editore Sonzogno, che, in effetti, tentò, ma inutilmente, di fermare l’ uscita del libro.

5. Che idea si è fatto complessivamente del caso?

La stessa idea che mi fu suggerita da un alto funzionario di Polizia: si è trattato di un caso di acquisizione e gestione di potere. Non c’è mai stato qualcuno di “eccellente” da coprire, ma, a un certo punto – nel 1996 – era necessario per un personaggio e per una parte politica che l’ inchiesta sul Mostro risultasse a ogni costo un successo. Questo avrebbe aperto le porte di importantissime stanze di potere. E, con le condanne dei compagni di merende, fu quello che avvenne. Scrivere e dimostrare che fu tutta una messa in scena giocata cinicamente sulle spalle di poveri disgraziati per una questione di potere non poteva essere gradito. E non lo è stato.

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